CRIMINOLOGIA
Metodi di Ricerca
nella Criminologia Familiare e Coniugale
Avv. Prof. Manlio Merolla
Presidente Camera Minorile di Santa Maria
Capua Vetere
Un
nuovo ramo di studio nelle scienze Criminali dal 1996 ad oggi è stato realizzato dagli studi condotti dai
ricercatori dell’ Istituto degli Studi Giuridici Superiori di Napoli.
Con il
presente contributo, cerchiamo di individuare i percorsi della ricerca
metodologica del Merolla.
Punto
di Partenza
ANALISI DEL METODO
SCIENTIFICO
NELL’ EVOLUZIONE DELLA
CRIMINOLOGIA
Dagli
studi condotti in materia, è possibile fare risalire ed attribuire agli studiosi
dell’Illuminismo della Francia del 1700
l’introduzione della metodologia scientifica nello studio applicativo del
fenomeno criminale, attraverso una nuova lettura interpretativa del “contatto sociale”, inteso come quel
complesso normativo destinato a garantire l’applicazione dei principi di
chiarezza, certezza della legge.
IN ITALIA
Una
prima rappresentazione applicativa nel diritto penale basata su principi
illuministici si rileva nel 1764 in una famosa pubblicazione di Cerare Beccarla
intitolata “Dei Delitti e delle Pene”.
Nella detta opera significativi sono stati
i richiami ricorrenti all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge,
alla proporzionalità della pena relativamente alla gravità del delitto e alle
garanzie difensive per l’imputato.
Questa
particolare corrente di pensiero, riconosciuta come “Scuola Classica”del diritto penale, ha avuto autorevoli rappresentanti in Rossi, Carmignani e
Carrara, i quali hanno contribuito ad affermarla.
Va
però precisato che, dopo numerosi impulsi scientifici - quali l’elaborazione
progettuale del cd. “PANOPTICON” di
Jeremi Bentham (1700), sostenitore della teoria del cercare come strumento di
controllo e cambiamento dei delinquenti e delle teorie darwiniane e
positivistiche - , soltanto nella prima metà dell’800 la nuova criminologia ha
cominciato a configurarsi.
POSITIVISMO
CRIMINOLOGICO
Il
metodo scientifico applicato al crimine sperimentale riceve un primo e
significativo impulso dalla filosofia positivistica.
Ufficialmente,
solo nel 1876, con una nota pubblicazione di Cesare Lombroso dal titolo: “L’ uomo delinquente”, la “scienza criminologica” riceve il suo
battesimo, attraverso una teoria che individua in uno stereotipo umano il c.d.
delinquente costituzionale o nato.
Nel
tempo, lo stesso Lombroso, partendo da
alcuni studi sulla popolazione detenuta
nel ribassare le prime percentuali statistiche delle sue ricerche,
cominciò a ridurre dal 70% al 30% la sua tipizzazione dei criminali per
costituzione, affermando una prospettiva della “pseudo - teoria multifattoriale”.
ANALISI CRITICA
DELL’ IMPOSTAZIONE
METODOLOGICA DELLA RICERCA
di
Cesare Lombroso
Tenuto
conto che gli studi lombrosiani avevano come oggetto un campione alquanto
limitato e privo di rappresentatività, raccolto probabilmente in modo mirato in
una popolazione carceraria, le conclusioni statistiche di carattere
socio-scientifiche sono risultate poco significative.
Nel
mondo scientifico, le prime relazioni sulle risultanze lombrosiane rese
pubbliche all’ epoca, inizialmente cominciarono a destare interesse e
sostenitori; ma l’applicazione semplicistica di carattere medico alla ricerca e
studio criminologico, venne successivamente ritenuta destituita da presupposti
medici.
La
complessità dell’ approccio fenomenologico in ambito criminale, con teorie
basate su ridotte stime statistiche e su induzioni di natura medica, ha
caratterizzato in modo limitante gli studi lombrosiani.
Il
merito, tuttavia, attribuibile al Lombroso è stato certamente quello di aver
dato origine alla Criminologia moderna, attraverso percorsi nuovi di ricerca e studio, realizzando una
elaborazione giuridica ed interdisciplinare poliscientifica della scienza del
crimine, ispirata ad una filosofia positivista.
Nel
contempo, negli U.S.A. si contrapposero orientamenti scientifici con
impostazioni di carattere prevalentemente sociologico, che tutt’ ora permangono
validi in gran parte.
Chi
scrive, alla luce dei passaggi giuridici e medici collegati dal Lombroso nelle
sue pubblicazioni, ritiene che l’impostazione metodologica dallo stesso posta
in essere nelle sue ricerche è stata penalizzata da una limitata fase
sperimentale, la quale, se fosse stata attuata con supporti sociologici e con
più adeguate osservazioni mediche mulitprofessionali e in fase ad una campionatura più estesa,
certamente avrebbe avuto non solo maggiore risonanza, ma più consensi.
Tuttavia,
la criminologia, per sua essenza, oggi necessita di uno studio complementare
multiprofessionale, nella consapevolezza che essa nessuna certezza può offrire, se non significativi indirizzi
scientifici nella sua nuova impostazione metodologica di ricerca e studio nella
scienza criminale.
Pertanto,
l’attuale “Scienza criminale”
raccoglie in sé discipline diverse, quali la politica penale/criminale,
penitenziaria, la psichiatria forense, la medicina legale e la psicologia
giudiziaria, fino a giungere oggi a due nuove strutture metodologiche note come
criminalistica cibernetica ricostruttiva e criminologia familiare attraverso il
fenomeno del mobbing familiare e coniugale.
Ciò
stante, le nuove tecniche di investigazione criminale (giudiziaria) lasciano
ancora aperto un forum in materia, le cui risposte e domande si susseguono nel
tempo .
Le
risultanze a cui sono prevenuti i maggiori esperti in materia dal 1966 ad oggi
possono essere individuate, con estrema sintesi, nelle determinazioni che
seguono, raccolte nella nota classificazione di LINDZEY:
A)
METODOLOGIA
DELLA SISTEMATICITA’
B)
METODOLOGIA
DELLA CONTROLLABILITA’
C)
CAPACITA’
TEORETICA
D)
CAPACITA’ CUMULATIVA
E)
CAPACITA’
PREDITIVA
I LIMITI DELLA SCIENZA
CRIMINALE
A
parere di chi scrive, la difficoltà che ha impedito alla SCIENZA CRIMINALE di
affermarsi come tale è stata la complessità della fusione delle diverse
“scienze umane” che si sono interessate al fenomeno della criminalità: la
sociologia, l’antropologia, la medicina, la psichiatria, la pedagogia e la
statistica.
In
modo particolare, la difficoltà maggiore è stata l’individuazione e
l’applicazione di un unico metodo di ricerca valido per tutte le discipline di
studio.
Tuttavia,
tenuto conto che ogni disciplina e scienza hanno un proprio metodo di ricerca,
di analisi e studio, e rilevato che il campo di azione del criminologo è
sconfinato, l’utilizzo di metodi comuni per ogni scienza risulta al quanto
difficoltoso.
Pertanto,
di fronte a casi che richiedono un’analisi multidisciplinare, per ogni
criminologo è inevitabile adottare metodologie di ricerca integrate,
coordinando conoscenze e tecniche con confronti comparati, fondendo in sé
diverse discipline.
E’
pur vero che la scienza criminale è relativamente giovane, frutto di
elaborazioni dottrinarie ed empiriche ancora in fieri, fra le quali, come
ultima è rientrata quella riguardante il fenomeno ancora in studio e ricerca
sollevato dal 1996 ad oggi dal sottoscritto, relativo alla criminologia
familiare e coniugale attraverso attività mobbizzanti (cfr. Lex et Jus –
Osservatorio Giuridico).
Le
critiche ed i confronti professionali in materia, spesso si dispiegano con toni
decisamente avversi fra i diversi orientamenti di pensiero, dovuti non sempre
ad osservazioni critiche di carattere scientifico, mosse da emotività
“inspiegate”; tutto ciò agevola il procedere verso una sempre più rinnovata
modernizzazione scientifica degli studi e delle ricerche della criminologia,
facendo cadere quelle forti linee di demarcazione tra scienza e diritto, tra
psicologia e scienze sociali, tra osservazioni e statistiche che hanno
costituito in questi anni una inutile linea netta di confine in questa scienza.
Una
conferma della scientificità della criminologia, pur se caratterizzata come
scienza empirica, è data dal fatto che anche le leggi che governano la fisica
quantistica sono considerate probabilistiche, provvisorie e modificabili.
Questo
revisionismo autocritico sull’oggetto metodologico del crimine e sui limiti
della criminologia, che inevitabilmente ci conduce a ragionare in termini di
“CRIMINOLOGIA INTERDISCIPLINARE”, può apparire concettualmente errato, ma
tuttavia rappresenta il livello più rappresentativo di integrazione di diverse
discipline dedite allo studio del crimine.
Ciò
non solo presuppone obiettivi comuni di ricerca, elaborazioni e verifiche
comparate, ma impone comunque una logica metodologica condivisa e strutturata,
fondendo in sé diversi frammenti del sapere.
In
realtà, ogni criminologo nella sua azione deve operare non solo scelte di
politica criminale - individuando programmi di mediazione e di
risocializzazione sulla base di valutazioni della personalità, proponendo la
concessione di misure premiali o alternative alla detenzione - , ma deve
necessariamente spogliarsi della “presunzione della tuttologia”, confrontandosi
con modestia ed umiltà con esperti delle altre discipline chiamate in causa;
infatti, per la sua diversità di metodi scientifici, di fonti e di linguaggi
scientifici, la criminologia fa assumere ai termini di “danno” ed al concetto
“di vittima” significati diversi secondo le diverse ottiche cliniche,
psicologiche e sociologiche o giuridiche, perché ognuna parte dalla propria formazione
culturale e scientifica.
Ed
è proprio la formazione di provenienza di ogni ricercatore che inesorabilmente
finisce per incidere sulla metodologia di scelta dei criteri, dei sistemi e
della prassi della ricerca.
Tuttavia,
la diversità di indagini, di metodi, di fonti e di linguaggi nella criminologia
moderna deve trasformarsi in ricchezza scientifica, prospettandosi in
progettualità di connessione ed interrelazione per il raggiungimento di un
preciso obiettivo: il superamento dei limiti e dei confini delle discipline di
ricerca in gioco, trasformandoli in risorse complementari.
Attualmente,
la comunità scientifica chiamata ad esprimersi in materia si ritrova
comunemente d’accordo nel garantire, ai ricercatori di estrazione e formazione
diverse, un metodo comunicativo nuovo e condiviso, capace di amalgamare saperi
differenti superando i singoli limiti.
FASI METODOLOGICHE E
PERCORSI
DI RICERCA NELLA
CRIMINOLOGIA FAMILIARE
Oggi,
dopo percorsi di ricerca comune in criminologia familiare, si è pervenuti ad
una elaborazione dottrinaria attenta e specifica delle più significative fasi
dell’impostazione metodologiche e di ricerca criminologica.
·
FASE
CONOSCITIVA PRELIMINARE NELLA PROGRAMMAZIONE DELLA RICERCA.
1)
La fase della
committenza relativa agli aspetti economici della ricerca;
2)
al reperimento
dei dati;
3)
partecipazione
di risorse umane nel rispetto della privacy; (c.d. consenso informato;
protezione dell’identità dei partecipanti alla ricerca).
In
tal senso, purtroppo, allo stato ufficiale si rileva che, ad eccezione di un
generico protocollo d’intesa relativo alla segretezza dei dati raccolti in
ambito clinico redatto in Inghilterra, si auspica l’introduzione di un codice
comportamentale sul metodo e sulle regole metodologiche.
Tuttavia,
seguendo lo schema prospettato dal Baldini nel 1991 ed accettato dalla comunità
scientifica, le fasi della ricerca - rielaborate dal sottoscritto alla luce
delle ricerche condotte in questi dieci anni nello studio di fatti di specie
criminosa in ambito familiare, contemperate caso per caso da variabili
indipendenti e da fasi aggiuntive ed integrative [ esempio fasi di osservazione
diretta o indiretta partecipanti attraverso l’intervista e/o colloquio di
ispirazione clinica della Scuola di Chicago] -possono così essere rappresentate
con estrema sintesi:
1)
FASE DELL’ESAME
FENOMENOLOGICO
2)
FASE DELLA
PIANIFICAZIONE STRUTTURATA DELLA RICERCA
3)
FASE
DELL’INDIVIDUAZIONE DELLE POSSIBILI IPOTESI
4)
FASE DELLA
VERIFICAZIONE DELLE IPOTESI PROSPETTATE (CON ELABORAZIONI DEI DATI DELLA RICERCA
CONDOTTA)
5)
FASE DEL
DEPURAMENTO DEI PROCESSI DI RICERCA DEDUTTIVI ED INTERPRETATIVI DEI RISULTATI
OTTENUTI
6)
FASE DELLA
QUADRATURA DEL CERCHIO: RICERCHE CONFERMATIVE.
Tra
le fasi della ricerca, quelle che assumono più rilievo, sebbene tutte si
rendano inscindibili e necessarie, soprattutto nella scelta del caso da
esaminare, sono quelle della pianificazione, della raccolta dati e
della verifica.
La
fase della pianificazione della ricerca da farsi deve rispettare una “struttura
logica e operativa” chiara e delineata, supportata da una corretta analisi
scientifica nei vari passaggi.
Ogni
indicatore ed ogni variabile devono essere tenuti conto da passaggio a
passaggio.
Il
criminologo, pertanto, deve essere pronto in ogni momento a rivedere e a
ritornare sulla sua ricerca ogni volta che una variabile induca ad un’analisi
diversa da quella in fase di formazione.
Ciò
comporta necessariamente l’osservanza dell’ “equa distanza” nelle fasi di
verifica e studio, mantenendo il giusto distacco da ogni ipotesi e teoria
prospettabile, al fine di evitare il rischio di pregiudicare i percorsi di
ricerca ed i risultati con preconcetti mentali o vissuti interiori.
L’altra
fase, che a parere di chi scrive, risulta essere non solo molto complessa, ma
rappresenta la fase più delicata per ogni criminologo che trovansi ad operare
spesso in équippe multiprofessionale e/o con metodi e fonti interdisciplinari, è la fase della raccolta dei dati.
Il
principio e la regola base per ogni ricercatore in ambito criminologico, spesso
raccomandato da chi scrive ai propri corsisti nei master di formazione è il
seguente : Che nulla può essere lasciato al caso, come nulla deve essere
trascurato .
L’operazione
di collage nella costruzione della ricerca, attraverso tecniche di raccolta
dati di tipo sociologico e sociale (quali: l’osservazione, l’intervista, i
questionari, i colloqui e le indagini autorilevate) e comparate con le fonti
più varie raccolte (quali: i documenti scritti e fonti informali), spesso
risulta essere anche la fase più lunga ed interessante.
Perché
una ricerca possa considerarsi attendibile da un punto di vista scientifico,
essa deve rispondere ai requisiti della rappresentatività e dell’ampiezza; in
loro mancanza i risultati ottenuti sono inattendibili.
Ciò
comporta, pertanto, che nella fase della verificazione e del depuramento dei
dati raccolti l’utilizzo di più moderni criteri di elaborazione e di
misurazione statistica, che consentano ad ogni ricercatore di calcolare ogni
variabilità dipendente ed indipendente.
Unica
certezza, in conclusione, nelle scienze criminali,
risulta
essere l’ “incertezza”.
Purtroppo
non esistono verità assolute in questa scienza ancora in fieri, che ha per
oggetto la variabile più incerta che esista: l’uomo. Ma tuttavia, pur non
esistendo un metodo ufficiale e comune a tutte le tipologie di ricerca, lo
scrivente si augura che con il presente contributo scientifico, relativo ad una
metodologia che si è presentata utile nella individuazione, studio e ricerca
del fenomeno della criminologia familiare e coniugale, sia stato offerto un
piccolo e significativo contributo allo studio della criminologia.